Il Vecchio mondo degli homo sapiens
La “grande storia della diversità umana” raccontata attraverso una mostra internazionale ma di concezione e fattura tutta italiana, a cominciare dal suo ispiratore, il genetista Luigi Luca Cavalli Sforza, professore emerito alla Stanford University e universalmente noto per i suoi fondamentali studi sulle popolazioni umane. Dai quali si conclude che la divisione in razze non ha nessuna ragion d’essere.
11 AGO 20

La “grande storia della diversità umana” raccontata attraverso una mostra internazionale ma di concezione e fattura tutta italiana, a cominciare dal suo ispiratore, il genetista Luigi Luca Cavalli Sforza, professore emerito alla Stanford University e universalmente noto per i suoi fondamentali studi sulle popolazioni umane. Dai quali si conclude che la divisione in razze non ha nessuna ragion d’essere: siamo tutti appartenenenti alla stessa specie, tutti figli dell’Homo sapiens, “tutti parenti” e “tutti differenti”.
La mostra si intitola “Homo sapiens. La grande storia della diversità umana” (a cura dello stesso Cavalli Sforza e del filosofo della scienza Telmo Pievani) e si apre oggi a Roma, al Palazzo delle Esposizioni, dove resterà fino al 12 febbraio, prima di spostarsi a Venezia (all’Istituto Veneto per le Arti e per le Scienze, marzo-giugno 2012) e a Trento (al Museo Tridentino di Scienze Naturali (ottobre-dicembre 2012) e prima, sperano gli organizzatori, che vada in giro per il mondo.
La mostra si intitola “Homo sapiens. La grande storia della diversità umana” (a cura dello stesso Cavalli Sforza e del filosofo della scienza Telmo Pievani) e si apre oggi a Roma, al Palazzo delle Esposizioni, dove resterà fino al 12 febbraio, prima di spostarsi a Venezia (all’Istituto Veneto per le Arti e per le Scienze, marzo-giugno 2012) e a Trento (al Museo Tridentino di Scienze Naturali (ottobre-dicembre 2012) e prima, sperano gli organizzatori, che vada in giro per il mondo.
Preziosi reperti provenienti da cinquantasei paesi – fossili, utensili, manufatti, oggetti etnografici contestualizzati in percorsi che ne illustrano il significato – raccontano il viaggio che condusse l’uomo a popolare l’intero pianeta, a partire da una piccola valle del Corno d’Africa. Incrociando dati genetici, linguistici, antropologici e paleoantropologici, sono state costruite grandi mappe che suggeriscono i percorsi delle migrazioni ancestrali.
Seguendone le tracce, le derive, e le ibridazioni e sostituzioni di popolazioni che ne seguirono e che diedero luogo nel tempo a diversità biologiche e culturali, si illustra la tesi di fondo, e cioè l’ipotesi di un’origine africana unica e recente della specie umana: “I sette miliardi di uomini e donne che popolano l’intero globo all’inizio del Ventunesimo secolo – scrivono i curatori – discendono da un piccolo gruppo di alcune migliaia di fondatori, separati per speciazione da un progenitore africano meno di duecentomila anni fa e in grado poi, grazie ai loro adattamenti culturali e tecnologici, di migrare attraverso il continente africano espandendosi poi in tutto il Vecchio mondo, passando per il medio oriente, le coste dell’Oceano Indiano, le steppe del Caucaso, fino a raggiungere l’estremo oriente da un lato e l’Europa occidentale dall’altro, per passare solo più tardi nei ‘nuovi mondi’ delle Americhe e dell’Australia”. Alla grande mostra sono affiancati, da oggi fino a febbraio, quindici incontri con alcuni dei più importanti studiosi internazionali della storia delle popolazioni umane. L’intero programma, che prevede anche laboratori per bambini e ragazzi, è consultabile sul sito homosapiens.net.